Problemi di salute dei migranti dagli anni 90 a oggi

Mario Affronti
Responsabile dell’U.O.S. di Medicina delle Migrazioni – Azienda Ospedaliera Universitaria Policlinico “Paolo Giaccone” di Palermo
Evento:
87° Congresso SIGO, Simposio Theramex/Teva
Data e sede: settembre 2011, Palermo

L’Italia, Paese strutturalmente multiculturale L’immigrazione in Italia non ha arrestato la sua crescita. L’aumento annuo di 250 mila unità, considerato nelle previsioni dell’Istat come scenario alto, è risultato inferiore a quanto effettivamente avvenuto: +458.644 residenti nel 2008, +13,4% rispetto all’anno precedente. Secondo il Dossier Caritas/Migrantes, i cittadini stranieri residenti erano 2.670.514 nel 2005 e sono risultati 4.570.317 alla fine del 2010, ma si arriva a circa 5.000.000 includendo anche le presenze regolari non ancora registrate in anagrafe. Incidono, quindi, per il 7,5% (totale presenze regolari) sull’intera popolazione, ma il dato supera il 10% se si fa riferimento alla sola classe dei più giovani (minori e giovani fino ai 39 anni). Se poi si considera che la regolarizzazione di settembre 2009, pur in tempo di crisi, ha coinvolto quasi 300 mila persone nel solo settore della collaborazione familiare, l’Italia supera abbondantemente i 4,5 milioni di presenze, sulla scia della Spagna (oltre 5 milioni) e non molto distanti dalla Germania (circa 7 milioni). Il 2008 è stato il primo anno in cui l’Italia, per incidenza degli stranieri residenti sul totale della popolazione, si è collocata al di sopra della media europea e, seppure ancora lontana dalla Germania e specialmente dalla Spagna (con incidenze, rispettivamente, dell’8,2% e dell’11,7%), ha superato la Gran Bretagna (6,3%). Continua a prevalere la presenza di origine europea (53,4%, per più della metà da Paesi comunitari). Seguono gli africani (21,6%), gli asiatici (16,8%) e gli americani (8,1%). Risulta fortemente attenuato il policentrismo delle provenienze, che per molti anni è stato una spiccata caratteristica dell’immigrazione italiana: le prime 5 collettività superano la metà dell’intera presenza (968 mila romeni, 482 mila albanesi, 452 mila marocchini, 209 mila cinesi e 200 mila ucraini), ma le nazionalità rappresentate sono più di 120.

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