Papilloma virus: tre ragazze su dieci non si vaccinano

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità il carcinoma del collo dell’utero è la prima forma di tumore riconducibile completamente a un’infezione causata dal Papilloma virus umano (Hpv), una delle più comuni fra quelle sessualmente trasmesse; il tumore della cervice uterina colpisce ogni anno in Italia oltre tremila donne ed è la seconda forma di tumore più diffusa in Europa, dopo quello alla mammella.

Contro questa forma di carcinoma, che provoca ogni anno circa 1.500 morti in Italia e 15mila in Europa, l’arma migliore è costituita dalla profilassi; è consigliabile sottoporsi al Pap test o al test Hpv, semplici e indolori, ogni cinque anni dopo i 30 anni, mentre al di sotto di questa età, il consiglio è di fare ogni tre anni il Pap test, e, in caso di positività, gli approfondimenti con l’esame Hpv o la colposcopia.

Per le ragazzine di dodici anni è stato messo a punto un vaccino, gratuito in Italia, che però non ha raggiunto l’obiettivo fissato dal Piano Nazionale della Prevenzione Vaccinale, di una copertura che superasse il 70% per le tre dosi, ma che si è fermato al 69% per le ragazze nate nel 1997, 1998 e 1999; nelle varie regioni si registra, inoltre, una grande disomogeneità, dall’80% di copertura raggiunto dalla Toscana, si scende fino al 62% della Campania e al 56% della Sicilia (dati del Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute dell’Istituto Superiore di Sanità).

L’VIII Settimana Europea della Prevenzione del Cancro dalla Cervice Uterina, lanciata nel 2007 dall’European Cervical Cancer Association si è conclusa nei giorni scorsi; Francesca Merzagora, presidente ONDa (Osservatorio Nazionale sulla Salute della Donna), osserva: «Sebbene l’Italia sia stato il primo paese in Europa a lanciare nel 2008 una organica campagna di immunizzazione gratuita, rivolta alle ragazze preadolescenti nel dodicesimo anno di vita, i dati del Rapporto pubblicati dall’Iss registrano una copertura vaccinale molto variabile sul territori nazionale. C’è ancora molto da fare per raggiungere gli obiettivi previsti dal Piano Nazionale della Prevenzione vaccinale 2012-2014. Nonostante sia stata dimostrata la sicurezza del vaccino anti-Hpv, in grado di offrire una efficace protezione nei confronti del 70% circa dei carcinomi uterini, ancora oggi persistono molti dubbi e perplessità.

In occasione della Settimana Europea, ONDa ribadisce il suo impegno sul fronte della sensibilizzazione e informazione sul tema dell’Hpv; per questo abbiamo coordinato il progetto europeo Aurora, che, oltre all’Italia, coinvolge dieci paesi, Bulgaria, Cipro, Grecia, Lettonia, Polonia, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Ungheria, per individuare una strategia comune volta a promuovere lo screening del tumore del collo dell’utero nei nuovi stati membri dell’Unione Europea, nelle donne in età riproduttiva (30-69 anni), con particolare attenzione ai gruppi di popolazione più difficili da raggiungere».

Walter Ricciardi, direttore del Dipartimento di Sanità Pubblica dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, precisa: «Per diffondere maggiormente il vaccino, sarebbe fondamentale la promozione e l’implementazione di programmi informativi per la sensibilizzazione delle ragazze e, soprattutto, dei genitori; strategico, in tal senso, è anche il ruolo svolto da tutti gli operatori sanitari coinvolti, pediatri, medici di medicine generale, ginecologi, operatori dei centri vaccinali, che rappresentano gli interlocutori diretti con l’utenza interessata». 

 

Fonti 
Settimana Europea della Prevenzione del Cancro della Cervice Uterina »
ONDA » 

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