Osteoporosi: le donne depresse sono più a rischio

Un crescente corpo di evidenze ha dimostrato in questi ultimi anni una correlazione inversa tra depressione in età giovanile e densità ossea in post-menopausa. La fragilità emotiva, sembra quindi andare di pari passo con quella ossea.   L’ osteoporosi è una patologia a patogenesi multifattoriale, causa di significativa morbilità e mortalità soprattutto nelle donne, che, dopo la menopausa, presentano un incremento del rischio dovuto alla carenza estrogenica. Anche la depressione è un disturbo più frequente nella popolazione femminile, e questo potrebbe costituire un ulteriore fattore di rischio legato al genere. Non si tratta di un legame causa-effetto diretto, ma di concause legate allo stile di vita associato agli stati depressivi, ad esempio una maggiore tendenza alla sedentarietà, all’abuso di fumo e alcolici, ma anche da alterazioni endocrine, ad esempio un aumento dei livelli di ACTH, del cortisolo e della fosfatasi alcalina ossea. Un recente studio ha inoltre dimostrato una correlazione positiva tra densità ossea e livello di soddisfazione/qualità di vita, supportando ulteriormente l’importanza del tono dell’umore per la salute generale, compresa quella dell’osso, in quanto implica generalmente la scelta di uno stile di vita salutare. La relazione tra depressione e fragilità ossea non è però univoca, infatti, le persone che hanno subito una frattura a causa dell’osteoporosi, spesso si sentono insicure nel cammino, tendono quindi a muoversi meno ed hanno una qualità di via peggiore a causa della ridotta autonomia. Questo favorisce l’insorgenza di episodi depressivi, creando un circolo vizioso sostenuto dalla tendenza ad una scarsa attività fisica. Ci sono ancora tanti aspetti da chiarire e approfondire su questo argomento, nel frattempo, si può contrastare lo stabilirsi di questa “relazione pericolosa” adottando uno stile comportamentale adattivo, ad esempio sforzandosi di svolgere attività fisica indipendentemente dall’umore nero, che troppo spesso ci vorrebbe incollati alla poltrona. Oltretutto, questa è notoriamente una valida strategia per favorire il rialzo del tono dell’umore stesso, mediata dalla produzione di beta-endorfine, i nostri oppiodi naturali.    

Fonti:

     

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