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COVID-19: Dall’ISS due nuovi report con le indicazioni su percorso nascita e rischio depressione post-partum

Il primo report fornisce indicazioni su tutte le fasi del percorso nascita, dalla gravidanza all’allattamento, passando per il travaglio, il parto, la degenza ospedaliera e il puerperio; il secondo prende in esame le problematiche relative al benessere mentale ed emozionale nel periodo perinatale (dal concepimento ai 18 mesi di vita del bambino), che per le donne rappresenta un periodo di particolare vulnerabilità psicologica.

 

  1. Percorso nascita, le raccomandazioni degli esperti in tempi di COVID

Premessa
È importante sottolineare che, alla luce delle attuali conoscenze, le donne in gravidanza non sembrano essere a maggior rischio rispetto alle non gravide di contrarre l’infezione da COVID-19 e che non c’è al momento evidenza di un aumentato rischio di aborto correlato all’infezione, né di effetti teratogeni sul feto.

RaccomandazioniAssistenza alla gravidanza: in caso di gravidanza a basso rischio, mantenere un minimo di 6 visite prenatali in presenza, includendo, se possibile, in un unico appuntamento la visita, l’ecografia ed eventuali altri esami diagnostici, mentre in caso di gravidanza a rischio si può richiedere un maggior numero di controlli. Per le donne incinta positive al SARS-COV-2, nonostante non siano ad oggi disponibili evidenze di associazione causale tra COVID-19 e rischio di iposviluppo fetale, è raccomandata una ecografia di controllo 14 giorni dopo la risoluzione della malattia acuta diagnosticata in gravidanza.

Travaglio e parto: le unità di triage dovrebbero offrire consulenza telefonica, laddove sia necessaria una visita di valutazione e/o il ricovero, occorre garantire che le donne con infezione da COVID-19, confermata o sospetta, siano identificate e isolate all’arrivo in ospedale. L’infezione da SARS-CoV- 2 non è un’indicazione al taglio cesareo. La decisione della posizione da assumere durante il travaglio, l’indicazione, il timing e le modalità del monitoraggio della frequenza cardiaca fetale non cambiano in base all’emergenza da COVID, ma devono essere valutati su base individuale.

Post partum, accoglienza del neonato e allattamento: il contatto pelle a pelle non è controindicato per le donne positive al virus. Durante tale contatto, come pure durante il rooming-in e l’allattamento, sono raccomandate le misure di prevenzione previste per i casi di positività. Madre e bambino non devono essere separati e dev’essere garantita la presenza del partner o di una persona a scelta della donna. Alla luce delle evidenze disponibili, non è confermata la presenza del virus nel latte materno, mentre è certo che i benefici dell’allattamento superano ampiamente i potenziali rischi.

 

  1. Effetti psicologici del lockdown sul rischio di depressione post-partum

Premessa
Secondo l’OMS, il 10% delle donne in gravidanza e il 13% di quelle che hanno appena partorito – valori che raggiungono rispettivamente il 16% e il 20% nei Paesi in via di sviluppo – soffrono di un disturbo mentale, soprattutto di depressione. In Italia, i pochi studi disponibili mostrano una grande variabilità con percentuali che vanno da 1,6% a 26,6% per la depressione e da 6,4% a 20,5% per l’ansia. Il lockdown e le misure di distanziamento sociale hanno contribuito ad aumentare il disagio psicologico in soggetti emotivamente fragili, sia per caratteristiche personologiche di tratto, sia per caratteristiche situazionali, come la gravidanza o la nascita di un figlio. Le risorse emozionali di una persona fragile, come una donna in attesa o una neomamma, in un contesto di aumentate richieste ambientali, come lo stress aggiuntivo a cui tutti sono stati sottopostati durante questa nuova esperienza di pandemia, possono far vacillare un delicato equilibrio psichico, necessario per mantenere la motivazione nella cura di sé e del neonato. Il senso di inadeguatezza e di incertezza sono caratteristiche della depressione post-parto e si può facilmente intuire come la pandemia abbia contribuito a peggiorarle. Soprattutto le donne giovani al primo figlio si sono trovate ad affrontare contemporaneamente due eventi nuovi, senza poter attingere ad una esperienza pregressa per trovare conforto e garanzia che davvero “andrà tutto bene…”.
Il disagio psicologico è pertanto un aspetto meritevole di attenzione, almeno quanto quello relativo all’evoluzione e all’esito della gravidanza.  Il “contenimento del contagio” non deve essere a scapito del “contenimento del disagio”.

Programma di intervento per la gestione dell’ansia e della depressione perinatale nell’emergenza e post-emergenza COVID-19
Il Report ISS descrive un programma di intervento già attivo prima dell’emergenza in diversi Servizi e Reparti ospedalieri di alcune regioni italiane. Il programma si basa sul coinvolgimento di tutti gli operatori sanitari del settore materno-infantile (l’ostetrica, l’infermiere, lo psicologo, lo psichiatra, il ginecologo, il pediatra, il medico di base) e prevede uno screening iniziale con la raccolta dei dati socio-anagrafici e la somministrazione di questionari, sia prima che dopo il parto. Alle donne che risultino a maggior rischio di ansia e depressione viene proposto un percorso di sostegno psicologico e un follow up presso i consultori famigliari, i Reparti ospedalieri o i servizi territoriali dei Dipartimenti di salute mentale. Il Report illustra le modifiche apportate al programma di screening e intervento in alcuni Servizi durante il lockdown e le misure di distanziamento sociale; l’adattamento da remoto del programma consente di continuare a fornire alle donne un sostegno psicologico appropriato, tempestivo e efficace anche in situazioni emergenziali.

 

Fonte: www.iss.it

 

 

 

 

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