Le donne con disturbi alimentari più spesso ricorrono alla fecondazione assistita (Pma)

Chi soffre di anoressia o bulimia spesso ha irregolarità del ciclo mestruale che portano a gravidanze non programmate, ma altrettanto spesso non riescono a procreare naturalmente e devono ricorrere alla Procreazione Medicalmente Assistita (Pma), con conseguente aumento di probabilità di partorire gemelli. Uno studio britannico condotto dalla psichiatra italiana Nadia Micali, specialista in disordini alimentari del Behavioural & Brain Sciences Unit dell’University College di Londra, ha approfondito questo tema.

Spiega Micali: «Rispetto alle donne che non hanno precedenti psichiatrici, le donne anoressiche o con bulimia hanno un rischio più che doppio (OR 2,3) di aver bisogno di trattamenti per la fertilità; inoltre, quelle che soffrono di disturbi alimentari hanno un tasso di parti gemellari quasi tre volte superiore a quello del gruppo di controllo. Infine, le donne che soffrono di anoressia nervosa hanno un tasso quasi doppio di gravidanze indesiderate, anche a causa delle difficoltà di stabilire le fasi del ciclo, e mostrano nei confronti dell’evento sentimenti ambivalenti».

L’aumento del rischio di gravidanze non pianificate sembrerebbe legato più a fattori comportamentali che non all’indice di massa corporea registrato delle madri al momento del concepimento, mentre il ricorso alla Pma, sarebbe imputabile a modificazioni ormonali a lungo termine.

A questo proposito, prosegue Micali: «Il dato è emerso solo perché abbiamo posto esplicitamente la domanda a tutte le pazienti che si sono presentate alle cliniche della fertilità olandesi; questo significa che esiste un problema di mancata identificazione dei precedenti anamnestici di disturbo alimentare in questa categoria». La ricerca è britannica stata pubblicata sulla rivista Bjog: An International Journal of Obstetrics and Gynaecology. 

 

Fonte
Micali N, Dos-Santos-Silva I et al – Fertility treatment, twin births, and unplanned pregnancies in women with eating disorders: findings from a population-based birth cohort. BJOG, Oct 30 doi: 10.1111/1471-0528.12503 

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