La Terapia Ormonale Sostitutiva aumenta il rischio di tumore mammario?

Uno studio – con diversi punti deboli – mette il dubbio di una relazione tra terapia ormonale sostitutiva in menopausa e aumento del rischio di tumore mammario.

 

Uno studio inglese1, su dati estrapolati da un altro studio denominato “Breakthrough Generations Study2, ha analizzato i questionari compilati da 39.183 donne in menopausa. È stato rilevato che il 2% di esse (775 donne) avevano poi sviluppato un tumore mammario, di cui 52 avevano assunto una terapia ormonale sostitutiva (TOS). Ebbene, su questi elementi è stato calcolato che la suddetta TOS, dopo periodi prolungati di trattamento (5-15 anni) porterebbe a un aumento del rischio di sviluppo di tumore mammario. Va tuttavia rilevato che esistono alcuni importanti limiti in questa analisi: il primo è che, come già detto, non si tratta di uno studio originale specificamente dedicato a rilevare il rapporto tra l’uso di TOS in menopausa e la relazione con il tumore mammario, ciò comportare una raccolta di dati non ottimale, in relazione allo scopo della ricerca. Per esempio: la donna aveva eseguito esami specifici prima di iniziare la TOS, per verificare che fosse idonea a questo trattamento e che non avesse fattori di rischio pre-esistenti per il tumore mammario o addirittura un tumore già presente in fase latente? Questo tipo di valutazione viene eseguita ordinariamente dai ginecologi italiani. Inoltre, lo studio si riferisce alla TOS in modo generico, sappiamo invece che attualmente esistono tanti tipi di TOS, molto diversificati nella loro composizione. È infatti noto che il dubbio del rischio tumorale vada riferito soprattutto all’uso dei progestinici di origine sintetica. Ebbene, l’attuale TOS privilegia l’uso di progestinici naturali, che non hanno dimostrato di aumentare il rischio di tumore mammario, e sostanze alternative ai progestinici, come i SERM, modulatori selettivi del recettore degli estrogeni, che sembrano avere addirittura effetti protettivi per il tessuto mammario. Altro punto critico è la durata della TOS: il rischio viene riferito a 5-15 anni di uso, quando secondo le attuali linee guida non si arriva ai 5 anni di terapia. Infine, lo studio non fa cenno ai benefici della TOS che sono riconosciuti come nettamente superiori ai potenziali rischi. In conclusione, lo studio succitato è poco attendibile e merita ulteriori approfondimenti. In base alle attuali conoscenze, per la consueta attenzione posta dai ginecologi italiani e per la disponibilità di prodotti sempre più “mirati”, la TOS va considerata un trattamento efficace e ben tollerato, che consente a donne ancora giovani una vita più serena e in salute.

 

 

1. Jones ME, et al. Br J Cancer 2016;115(5):607-15.
2. Swerdlow AJ, et al. Br J Cancer 2011;105(7):911-7.

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