Incontinenza urinaria: trascurata dall’80% delle donne post menopausa

Solo il 20% delle donne che dopo la menopausa soffrono di problemi urinari si rivolge allo specialista per curarli, nonostante i trattamenti siano sempre più sicuri e meno invasivi e siano a carico del Servizio Sanitario Nazionale.
È il segretario scientifico dell’Aiug (Associazione Italiana di Urologia Ginecologica) e responsabile dell’Unità Operativa di Urologia Ginecologica dell’Ospedale S. Carlo di Nancy di Roma, Mauro Cervigni a lanciare l’allarme: «In Italia sono almeno cinque milioni le donne interessate, ma l’80% di chi soffre di disturbi urogenitali, che vanno dall’incontinenza al prolasso genitale, non si rivolge al medico; questo è dovuto a fattori come il riserbo o il pudore, per cui nonostante le pesanti ripercussioni sulla qualità della vita, queste donne si rassegnano, aggravando i disturbi.
La situazione sta peggiorando: negli Stati Uniti si eseguono 250mila interventi all’anno ma, secondo le stime, nel 2030 arriveranno a sette milioni, innalzandosi inesorabilmente per effetto dell’invecchiamento della popolazione. Siamo ormai quasi al 90% degli esiti positivi degli interventi, grazie alle nuove tecniche mininvasive, tra l’altro completamente a carico del Servizio Sanitario Nazionale, che sono utilizzate dai centri di riferimento cui le donne possono avvicinarsi con tranquillità».
Circa il 25% delle donne, una su quattro, dopo la menopausa soffre di incontinenza urinaria e solo il 25% di loro ricorre alle cure.

 

Fonte
Sanità News, 10 febbraio 2012

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