Il passaggio di sangue placentare non è influenzato dalla forza di gravità

Uno studio argentino dimostra che la posizione del bambino appena nato, prima del clampaggio del cordone ombelicale, non condiziona il volume di trasfusione placentare, quindi le madri possono chiedere di tenerlo sulla pancia o sul torace, l’importante è che il clampaggio sia ritardato, in modo da consentire il passaggio del sangue dalla placenta al neonato, riducendo così il rischio di carenza di ferro nell’infanzia.

Per valutare quanto la forza di gravità possa influenzare il volume del passaggio di sangue placentare, è stato eseguito uno studio su quasi quattrocento bambini nati in tre ospedali universitari; 197 neonati durante il clampaggio ritardato sono stati mantenuti nella posizione classica, cioè sotto il livello del perineo della madre, mentre 194 sono stati posti subito sul torace o sull’addome della mamma. In entrambi i casi il peso dei neonati è risultato simile, dimostrando così che tutte e due le posizioni sono efficaci per il trasferimento del sangue placentare.

Il primo autore dello studio, il pediatra e neonatologo Néstor Vain, vice-presidente della Fundasamin (Fundación para la Salud Materno Infantil, Fondazione per la Salute Materno Infantile) di Buenos Aires, spiega: «Legare il cordone in ritardo di almeno due minuti dopo la nascita permette al sangue placentare di giungere al neonato, cosa che riduce il rischio di deficit marziale nell’infanzia. Ma per favorire la trasfusione, le raccomandazioni attuali, basate su studi di 35 anni fa, suggeriscono che il bambino venga tenuto poco sotto la placenta, cioè a livello del perineo materno, ma questa posizione non solo è scomoda per chi tiene il bambino, ma interferisce con il contatto diretto tra madre e figlio, e questo potrebbe portare a una scarsa applicazione della procedura, e a un aumento di carenza di ferro fra i neonati».

Tonse Raju, del National Institute of Child Health & Human Development di Bethesda, intitolato a Eunice Kennedy Shriver, sorella del presidente John Kennedy, osserva: «Intuitivamente, mantenere il neonato sotto il livello placentare dovrebbe massimizzare il volume di sangue trasfuso, ma tenere poco sotto il livello vulvare, con le mani guantate, un corpicino umido che piange e si dimena, è scomodo e rischioso. Per questo lo studio dovrebbe far tirare un respiro di sollievo a chi segue la procedura di clampaggio ritardato; i risultati convincono, mostrando che la gravità non ha effetto sul volume della trasfusione placentare». Lo studio argentino è stato pubblicato sulla rivista scientifica The Lancet. 

 

Fonte
Nestor E Vain et al – Effect of gravity on volume of placental transfusion: a multicentre, randomised, non-inferiority trial. The Lancet, Early Online Publication, 17 April 2014 

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