Il futuro della Medicina di genere

Nel corso del convegno Salute di genere: una proposta per il futuro, organizzato nelle scorse settimane dall’Istituto Superiore di Sanità, è stato affrontato anche il tema dei diversi effetti che hanno su uomini e donne le malattie cardiovascolari; le conseguenze sono molto più gravi per le donne, anche se fra loro queste patologie si presentano più avanti negli anni.

I dati presentati al convegno confermano l’importanza della Medicina di genere, ormai riconosciuta come disciplina autonoma dello studio della medicina; infatti, è evidente e accettato che la stessa patologia ha diversi sviluppi nei due generi: diversa l’incidenza, la sintomatologia, il decorso e la prognosi.

Per esempio, la mortalità per cancro polmonare è più alta fra gli uomini, ma quella dopo un infarto miocardico è più alta fra le donne: 38% contro 25% degli uomini; la morte improvvisa per infarto miocardico senza sintomatologia riguarda il 74% delle donne e il 50% degli uomini.

Le donne hanno anche quasi il doppio di possibili recidive dopo il primo infarto: 35% contro 18%. Il direttore del Dipartimento del Farmaco presso l’Istituto Superiore di Sanità, Stefano Vella, annuncia: «L’intenzione è di creare un gruppo di lavoro sull’appropriatezza delle cure, in collaborazione con l’Aifa (Agenzia Italiana del Farmaco), il Ministero della Salute, l’Agenas (Agenzia Nazionale per i Servizi sanitari regionali) e le regioni, che abbia un occhio attento alle problematiche di genere», perché la medicina di genere venga considerata un obiettivo strategico della Sanità pubblica.

 

Fonti

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