Difficile ma non impossibile, un mondo senza Aids

Si terrà a San Francisco, dal 3 al 5 novembre, la conferenza inaugurale di medicina traslazionale intitolata What will it take to achieve an Aids-free world? (Che cosa ci vuole per realizzare un mondo senza Aids?); in vista di questo evento alcune delle più autorevoli riviste scientifiche come Cell, The Lancet, e The Lancet Infectious Diseases, hanno dedicato una serie di articoli all’argomento Aids e Hiv.

“Grazie ai continui miglioramenti delle terapie e delle strategie già esistenti, e alla scoperta di nuovi metodi di prevenzione e di cura, l’obiettivo di un mondo senza Aids non è più un’aspirazione idealistica, ma è un traguardo raggiungibile”, di questo sono convinti l’immunologo Anthony Fauci, direttore del National Institute of Allergy and Infectious Diseases di Bethesda, e Hilary Marston, dello stesso Istituto, che in un commento pubblicato sia su Cell, sia su The Lancet, hanno anche evidenziato gli immensi progressi compiuti in questo campo da quando, oltre trent’anni fa, fu diagnosticata per la prima volta la malattia.

Dei vantaggi e delle problematiche legati alle terapie antiretrovirali scrive su The Lancet l’epidemiologo Myron Choen, direttore dell’Istituto di Malattie Infettive dell’University of Carolina: “l’inizio precoce di queste terapie può ridurre l’incidenza dell’infezione da Hiv, ma bisogna superare i molti problemi logistici legati alle infrastrutture e al monitoraggio dei pazienti”.

Un altro articolo di The Lancet, a firma di un team di studiosi dell’Aids Research Institute dell’University of California, San Francisco (Ucsf), coordinati da Steven Deeks, pone l’accento sul carico che il mutamento dell’infezione da Hiv in malattia cronica fa gravare sui pazienti e sul Sistema Sanitario, a causa del prolungamento dei controlli e delle cure per tutta la durata della vita del malato.

Dei problemi neurocognitivi collegati alla cronicizzazione della malattia trattano su The Lancet, e The Lancet Infectious Diseases, i neurologi David Clifford e Beau Ances, del Dipartimento di Neurologia della Washington School of Medicine di St Louis.

Lavorano invece nella Divisione Malattie Infettive della David Geffen School of Medicine dell’Ucla (University of California, Los Angeles), Judith Currier e Jordan Lake, che su The Lancet sottolineano l’influenza che le malattie metaboliche, come ipertensione, diabete e obesità, esercitano sui pazienti con Aids, e sugli strumenti che consentono di gestirle al meglio.
Sulla situazione attuale e sul futuro della ricerca in questo campo sono comunque numerosi gli articoli di commento e gli studi pubblicati nell’imminenza della conferenza di San Francisco. 

 

Fonti

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