Aborto: ancora alte le percentuali di obiettori, soprattutto al Sud

Il ministro della Salute, Renato Balduzzi, ha inviato ai presidenti dei due rami del Parlamento la Relazione 2012 sulla Legge 194. Dalla Relazione emerge l’alta percentuale di obiettori di coscienza che si registra soprattutto al Sud, dove in Basilicata, Campania e Molise, per i ginecologi arriva all’85%, anche se la continua crescita sembra essersi fermata; la percentuale è infatti aumentata costantemente ogni anno, dal 2005 al 2008 (58,7 nel 2005, 69,2 nel 2006, 70,5 nel 2007 e 71,5 nel 2008), per poi fermarsi negli anni successivi (70,7 nel 2009, 69,3 nel 2010).
Nello stesso periodo la crescita è stata continua, anche se non altrettanto imponente, per gli anestesisti e il personale non medico (la percentuale dei primi è cresciuta dal 45,7 al 50,8 e per i secondi dal 38,6 al 44,7); anche in questo caso le percentuali più alte si registrano al Sud: fra gli anestesisti la più alta è in Sicilia (78,1%), seguita da Campania e Molise (75%), mentre la minore incidenza di anestesisti obiettori si registra in Valle d’Aosta (26,3%) e Toscana (27,7%). Alta la percentuale di obiettori anche fra il personale non medico del Sud, con la punta dell’86,9% in Sicilia e del 79,4% in Calabria.
Si è invece registrato un calo delle Ivg (Interruzione Volontaria di Gravidanza) che nel 2011 sono state 109.538, con un calo del 5,6% rispetto all’anno precedente, la quasi metà delle quali (46% circa) sono state praticate al Nord, seguite dal Sud e poi dal Centro e dalle Isole; il 34,2% delle donne che sono dovute ricorrere all’Ivg non era di nazionalità italiana.
La Relazione rivela anche che la pillola abortiva Ru486 è diffusa in tutto il territorio nazionale con la sola eccezione delle Marche, e che nella quasi totalità dei casi (96%) non ha provocato complicazioni; rispetto alle donne che ricorrono all’aborto tradizionale, le caratteristiche socio-demografiche di quelle che ricorrono all’aborto medico descrivono persone meno giovani, italiane, con un più alto livello di istruzione e nubili.
L’uso della Ru486 è in crescita, essendo passato dai 3.836 casi (il 3,3% di tutti gli aborti praticati) del 2010 ai 3.404 casi del solo primo semestre del 2011.

 

Fonte
Ministero della Salute, 9 ottobre 2012

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