Il taglio cesareo – Guardare vicino – Vedere lontano

Convegno SLOG – Società Lombarda di Ostetricia e Ginecologia

Data: 7-2-2015

Luogo: Milano, Ospedale Niguarda Ca’ Granda

Comitato Scientifico: Dr. Ferdinando Bombelli, Dr.ssa Marzia Isabella Maini, Dr Mario Meroni, Prof.ssa Patrizia Vergani, Prof.ssa Irene Cetin

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Razionale

Nella presentazione delle Linea Guida “Taglio cesareo: una scelta appropriata e consapevole” emanata dal Ministero della Salute nel 2012, si riporta come “In Italia, il ricorso al taglio cesareo ha raggiunto livelli estremamente elevati e, nonostante il problema sia da diversi anni al centro del dibattito politico-sanitario, non si è ancora registrata alcuna significativa inversione di tendenza”. Ancora, viene sottolineata la diversità di incidenza tra le varie Regioni, ma anche all’interno delle singole Regioni, tra punti nascita di differente tipologia amministrativa e volume di attività.
L’ ACOG nel 2014 ha pubblicato un documento sulla prevenzione del taglio cesareo primario dove si sottolinea l’incremento dei tassi di taglio cesareo non associato ad una concomitante riduzione della morbidità / mortalità materna e neonatale. Si parla di “overuse” del taglio cesareo.
Diversi studi hanno messo in evidenza possibili comportamenti opportunistici da parte delle aziende sanitarie che possono ottenere, a parità di risultato clinico, rimborsi più elevati mediante l’uso di protocolli alternativi. Un esempio significativo è il ricorso al taglio cesareo anche quando le condizioni cliniche della paziente non lo richiederebbero.Nel nostro Paese la percentuale di parti cesarei è più che triplicata da poco più dell’11,2% nel 1980 a circa il 37,57% nel 2011.
In una nota del Ministero della Salute pubblicata a Gennaio 2013 si legge: “Il Ministero della Salute denuncia il caso del numero eccessivo dei primi parti cesarei che in Italia costituiscono un record: il 29,31% dei parti totali, con l’aggravante che il 43% dei primi parti cesarei sarebbe ingiustificato”.
Ancora si legge nella nota ministeriale: “ Il Ministero della Salute ha ricordato che i rischi legati al parto, sia naturale che con taglio cesareo, sono oggi fortunatamente molto bassi. Tuttavia, essere sottoposti a un taglio cesareo elettivo a termine di gravidanza comporta alcuni rischi maggiori per la madre e per il neonato rispetto al parto vaginale.
Rispetto a una donna che partorisce naturalmente, una donna sottoposta a parto cesareo ha un rischio triplo di decesso a causa di complicanze anestesiologiche, un rischio di lesioni (vescicali e/o ureterali) fino a 37 volte maggiore e ha una probabilità di sottoporsi a laparotomia esplorativa post-partum aumentata di circa 18 volte; la complicanza di maggior impatto è la rottura dell’utero in una successiva gravidanza, la cui probabilità dopo un taglio cesareo è di 42 volte superiore rispetto a dopo un parto vaginale. È evidente, quindi, che il taglio cesareo è un intervento chirurgico non privo di rischi e deve essere eseguito solo se si verificano le condizioni mediche che lo rendono necessario. Se non vi sono controindicazioni, il parto naturale è da preferire al taglio cesareo, per la tutela della salute della partoriente e del bambino”.
Tra le azioni suggerite nella Linea Guida ministeriale finalizzate a disincentivare gli eccessi della medicalizzazione, si riporta l’importanza della formazione ed educazione, volte a modificare gli atteggiamenti e ad orientare i comportamenti degli operatori sanitari e delle donne alle prese con l’esperienza della maternità.

È’ possibile effettuare l‘iscrizione online al corso accedendo al sito:
www.ospedaleniguarda.it nell’area “Corsi e Convegni

Sede del Corso

Aula Magna – Area ingresso – Pad 1
A.O. Ospedale Niguarda Ca’ Granda
P.zza Ospedale Maggiore 3 – 20162 Milano

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